Area Neuropatica - Riabilia
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Area Neuropatica

Patologie dell'area

Neuropatica

L’area neuropatica comprende quel gruppo di patologie relative al sistema nervoso centrale e periferico. Include fenomeni acuti e cronici a carico del sistema nervoso centrale e periferico, alterazioni del normale funzionamento della conduzione degli impulsi nervosi dal nervo alla periferia con conseguente segni clinici di natura irritativa, ipersensibilità, dolore, anestesia locale.

Cervicobrachialgia

La cervicobrachialgia è una patologia che provoca dolore come forti scosse e parestesie che parte dalla zona cervicale e si estende nell’arto superiore fino alla mano.

Si tratta di una condizione clinica che identifica un disordine a carico delle radici nervose da C5 a T1, che può essere determinato da cause compressive o infiammatorie.

Le cause alla base del disturbo possono essere fenomeni degenerativi a carico delle articolazioni zigapofisarie e tessuti periradicolari oppure patologie del disco (ernie o lesioni discali interne).

Generalmente dopo 4-6 mesi si ha un sostanziale miglioramento della sintomatologia, ma è stato stimato che a distanza di due anni circa il 12% dei pazienti andrà incontro ad una recidiva.

Per la diagnosi, lo specialista, deve effettuare un’anamnesi accurata, degli specifici test clinici e un accurato esame neurologico.

Il trattamento è conservativo tranne nei casi più persistenti o in presenza di una stenosi midollare importante, in cui il trattamento è chirurgico.

Clunealgia

(vedi anche Glutalgia)

Recentemente, la clunealgia è diventata conosciuta come una causa sotto-diagnosticata per il dolore cronico della schiena (LBP) o il dolore alle gambe. Trescot ha affermato che la nevralgia cluneale è più comunemente il risultato di un nervo intrappolato, piuttosto che una lesione del nervo derivante dal plesso proveniente dalla cresta iliaca. Kuniya ed altri hanno riferito che nei pazienti con intrappolamento del nervo cluneale superiore (SCN), questo si verifica quando viene perforato l’attaccamento fasciale della cresta iliaca posteriore. I disturbi del SCN comprendono il 12% di tutti i pazienti che presentavano una problematica principale di mal di schiena o dei sintomi alla gamba nella loro clinica e circa il 50% dei pazienti affetti da SCN avevano dolori alla gamba o formicolio. Il concetto di relazione tra il nervo cluneale e il mal di schiena non è nuovo. Un rapporto tra il nervo cluneale e il mal di schiena è stato riportato sporadicamente decenni fa. La prima descrizione dettagliata è stata fatta da Strong et al. nel 1957. In questo studio, sono stati valutati 30 pazienti, con l’ipotesi che questi nervi siano considerati come causa di lombalgia con o senza dolore alla gamba. Di 30 pazienti, cinque avevano riferito dolore nella loro gamba nell’area S1 o S2 .

L’intrappolamento dei nervi mediali cluneali induce dolori alla schiena e sintomatologia riferita alla gamba. Il nervo mediale cluneale può venire spontaneamente intrappolato laddove questo nervo passa sotto il lungo legamento sacro-iliaco posteriore. L’intrappolamento dei nervi mediali cluneali è probabilmente una causa sottodimensionata dei sintomi della schiena e / o della gamba. La nevralgia cluneale inferiore tende ad essere vissuta come dolore ischiatico e lateroperineale, ed è talvolta accompagnata da dolore in un territorio sciatico come citato precedentemente, corrispondente alle proiezioni del nervo cutaneo posteriore della coscia. Questa nevralgia può essere correlata a una sindrome piriforme o una lesione ischiatica.

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Medicina Fisica

Lombocruralgia

La lombocruralgia è una patologia che provoca dolore come forti scosse e parestesie al tratto lombare e si estende anteriormente a tutto l’arto inferiore.

Si tratta di una condizione clinica che identifica un disordine a carico delle radici nervose da L2 a L4, che può essere determinato da cause compressive o infiammatorie.

Le cause alla base del disturbo possono essere fenomeni degenerativi a carico delle articolazioni zigapofisarie e tessuti periradicolari oppure patologie del disco (ernie o lesioni discali interne).

Generalmente dopo 4-6 mesi si ha un sostanziale miglioramento della sintomatologia, ma è stato stimato che a distanza di due anni circa il 12% dei pazienti andrà incontro ad una recidiva.

Per la diagnosi, lo specialista, deve effettuare un’anamnesi accurata, degli specifici test clinici e un accurato esame neurologico.

Il trattamento è conservativo tranne nei casi più persistenti o in presenza di una stenosi midollare importante, in cui il trattamento è chirurgico.

Lombosciatalgia

La lombosciatalgia è una patologia che provoca dolore come forti scosse e parestesie che parte dal tratto lombare e si estende posteriormente alla coscia e prosegue lateralmente alla gamba, fino al piede.

Si tratta di una condizione clinica che identifica un disordine a carico della radice nervosa L5-S1, che può essere determinato da cause compressive o infiammatorie.

Le cause alla base del disturbo possono essere fenomeni degenerativi a carico delle articolazioni zigapofisarie e tessuti periradicolari oppure patologie del disco (ernie o lesioni discali interne).

Generalmente dopo 4-6 mesi si ha un sostanziale miglioramento della sintomatologia, ma è stato stimato che a distanza di due anni circa il 12% dei pazienti andrà incontro ad una recidiva.

Per la diagnosi, lo specialista, deve effettuare un’anamnesi accurata, degli specifici test clinici e un accurato esame neurologico.

Il trattamento è conservativo tranne nei casi più persistenti o in presenza di una stenosi midollare importante, in cui il trattamento è chirurgico.

Meralgia parestesica

La meralgia è una condizione dolorosa (nevralgia tronculare) dovuta ad intrappolamento od aggressione del nervo cutaneo laterale del femore, nel punto di uscita dalla pelvi descritta per la prima volta al medico tedesco Roth nel 1895. Chi è affetto da meralgia parestesica si lamenta di un dolore sordo, fastidioso, intorpidente, formicolante o di una sensazione di bruciore sulla faccia anterolaterale della coscia. Questo tipo di problema clinico è abbastanza raro, ma quando si manifesta, talvolta in modo piuttosto fastidioso il paziente resta disorientato per le particolari caratteristiche della lesione. Quando la meralgia parestesica provoca disturbi leggeri il paziente quasi sempre non gli dà nessuna importanza, ma particolarmente a questo tipo di disturbo, conviene invece fare la massima attenzione. Il nervo origina dai segmenti L2/L3 e viaggia verso il basso, lateralmente al muscolo psoas. Attraversa il muscolo iliaco fino alla fascia e quindi passa attraverso o sotto la parte laterale del legamento inguinale. Corre superficialmente e si divide in rami anteriori e posteriori per innervare la coscia laterale. Il decorso del nervo può essere variabile. La meralgia parestesica può manifestarsi in gravidanza, nell’obesità e se c’è un’ascite tesa. Può essere il risultato di traumi, interventi chirurgici (come osteotomia pelvica, interventi di chirurgia spinale, riparazione di ernia laparoscopica e chirurgia bariatrica) o, in alcuni casi, possono derivare da splint di abduzione usati per curare la malattia di Perthes, chiamata anche malattia Calvé-Legg-Perthes. Vari sport e attività fisiche sono stati implicati, tra cui ginnastica, baseball, calcio, bodybuilding e esercizio fisico intenso. Giacere per lunghi periodi di tempo nella posizione fetale o sdraiati prono dopo un intervento chirurgico alla colonna lombare possono essere inoltre ulteriori possibili cause. I fattori di rischio possono insorgere negli scenari più improbabili. La maggior parte dei casi è idiopatica, anche se un’incidenza maggiore è riscontrata in casi di diabete.

Il dolore è aggravato dalla estensione, dallo stare in piedi o camminare per lunghi periodi, e alleviato dalla flessione. Il dolore può essere riprodotto dalla palpazione profonda appena sotto la spina iliaca anteriore (compressione pelvica) e anche dall’estensione dell’anca. C’è una sensazione alterata sull’aspetto anterolaterale della coscia. Non c’è debolezza motoria.

È quindi importante che il Professionista Specializzato (fisiatra, fisioterapista) quando compaiono disturbi dolorosi nella regione esterna della coscia da qualche tempo, sottoponga il paziente ad una valutazione accurata per accertarsi che il problema sia dovuto a disturbi delle articolazioni del bacino o delle vertebre lombari e lo invii all’attenzione di altri specialisti qualora sospetti che il sintomo non derivi da una causa esclusivamente meccanica.

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Neuroma di Morton

Patologia a carico del III nervo digitale comune, un nervo esclusivamente sensitivo che innerva il 3 e 4 dito del piede. Il neuroma di Morton si sviluppa in seguito a microtraumi compressivi che nel tempo portano alla formazione di tessuto fibroso intorno al nervo con conseguente aumento delle dimensioni. L’inpessimento nervoso crea una sintomatologia che si manifesta con dolore, formicolio e percezione di una scossa elettrica, soprattutto nell’appoggio del piede al suolo. Il trattamento per il neuroma di Morton può essere inizialmente conservativo, si ricorre infatti alle infiltrazioni di cortisone o utilizzo di plantari che migliorino l’appoggio del piede e ne allevino la compressione sul nervo. E’ inoltre, utile l’applicazione locale della crioterapia, tecarterapia, elettroterapia volta alla riduzione dell’edema e del dolore. Il trattamento chirurgico è consigliato nei casi di insuccesso delle terapie fisiche conservative e solo se il neuroma ha raggiunto una certa dimensione.

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Trattamento Consigliato

Nevralgia del trigemino

La nevralgia del trigemino è una irritazione del nervo trigemino che colpisce una popolazione per lo più adulta in maniera unilaterale. L’irritazione nervosa può colpire una o più ramificazioni del nervo che si occupa dell’innervazione sensitiva di buona parte del volto. L’andamento dei sintomi non è continuo ma periodico, quindi si alternano momenti di forte dolore a momenti di quiete assoluta. Il nervo trigemino è il quinto dei dodici nervi cranici ed è responsabile dell’innervazione sensitiva della regione anteriore della faccia , ed essendo un nervo misto esso ha la responsabilità della funzione motoria dei muscoli masticatori (muscolo messetere, temporale e pterigoidei).

Si suddivide in tre ramificazioni principali:

  • Il nervo oftalmico: che innerva la regione frontale, orbitale e nasale (in particolare il dorso del naso e la punta);
  • Il nervo mascellare: che oltre alla regione mascellare innerva anche la palpebra inferiore, la regione della guancia, la regione esterna del naso, il labbro superiore e la parte temporale anteriore;
  • Il nervo mandibolare: come suggerisce il nome innerva la regione mandibolare, il mento, il labbro inferiore, regione temporale posteriore e parte della zona auricolare come il meato acustico esterno e la superficie esterna della membrana del timpano. Nel 95% dei casi la nevralgia è causata da una compressione vascolare del nervo trigemino all’ingresso delle radici nervose del tronco encefalico. Alcune situazioni patologiche a carico del trigemino restano al di fuori della classica compressione neuro-vascolare e sono comunque fonte di nevralgia.

 

Nella nevralgia del trigemino il nervo può essere coinvolto nella sua posizione sensitiva da:

  • Aderenze aracnoidee diffuse;
  • Compressione da protuberanze ossee dell’osso petroso;
  • Compressione tra la sostanza del tronco encefalico e l’osso petroso per poco spazio a disposizione del nervo;
  • Compressione da parte di vene;
  • Stiramento del decorso del nervo a causa di abnormi torsioni/rotazione del tronco encefalico;
  • Compressione di grande arterie come quella vertebrale o basilare;
  • Compressione da parte di porzioni in esubero di sostanza nervosa in cui il nervo si trova costretto come in un canale.

 

Sintomi

Per effetto delle pulsazioni provocate dall’arteria, si innescano delle vere e proprie scariche elettriche anomale. Il paziente manifesta sintomi ben precisi che possono essere variabili e includono fitte, dolore acuto, e bruciore. Il dolore può durare da pochi a diversi secondi e ripetersi per giorni, settimane, mesi o essere addirittura cronico. Inoltre può estendersi a guance, mascella, denti, gengive, labbra e, meno spesso, agli occhi e alla fronte.

La diagnosi è possibile dopo aver:
  • Accurata storia e ed esame fisico
  • Risonanza Magnetica encefalica anche con mezzo di contrasto
  • Angio- RM

 

Quali sono le cure per questo tipo di nevralgia?

Non si parla mai di unica cura per la nevralgia trigeminale ma di un trattamento integrato costituito da farmaci e cure fisioterapiche. Nei casi più gravi si interviene con procedure percutanee e chirurgicamente.

Farmaci

Oggi esistono molte terapie farmacologiche ti che aiutano i pazienti affetti da tale disturbo a ridurre il dolore ma i farmaci possono risolvere circa il 30% dei casi; in tutti gli altri, invece, gli effetti collaterali superano i benefici e dopo alcuni anni si rende necessario l’intervento. La fisioterapia però può portare un valore aggiunto alle cure mediche e farmacologiche e non è un percorso da sottovalutare, vediamo come approcciare questo tipo di patologia: Terapia manuale; è un sistema di mobilizzazioni e manipolazioni, sempre affidate alle mani di un fisioterapista esperto, utile per ripristinare il corretto movimento di aree specifiche pregiudicato da disturbi muscolo-scheletrici e nervosi. Il fisioterapista riesce a dare beneficio al paziente che soffre di nevralgia trigeminale mediante l’applicazione di tecniche manuali specifiche, come le tecniche di mobilizzazione fasciale, talvolta integrate con mezzi fisici ad alta tecnologia come il laser ad alta potenza che mirano a controllare l’infiammazione e a ridurre la sintomatologia algica.

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Paralisi facciale

(o del nervo facciale)

La paresi (o paralisi) facciale periferica è la più comune forma di mononeuropatia acuta (malattia che coinvolge un solo nervo) e rappresenta la causa più comune di paralisi acuta del nervo facciale.

Definita anche paralisi di Bell, dal nome dell’anatomista scozzese Charles Bell, che per primo la descrisse, si caratterizza per un’insorgenza rapida di paralisi parziale o completa a carico del VII nervo cranico (destro o sinistro).

È costituito di due tipologie di nervi:

  • Il nervo facciale propriamente detto: che comprende le fibre motorie deputate all’innervazione dei muscoli mimici e di altri muscoli che derivano dal secondo arco branchiale. È questo il nervo interessato nella paralisi del facciale.
  • Il nervo intermedio del Wrisberg: che include le fibre sensitive e viscerali, fondamentali per la salivazione della bocca, la lacrimazione dell’occhio e le funzioni della mucosa nasale e palatina. Proprio per questo motivo il nervo di Wrisberg è considerato un nervo a parte. Si ritiene che tale condizione sia legata talvolta ad un processo infiammatorio acuto locale che porterebbe a tumefazione e compromissione del nervo con conseguente disfunzione dello stesso. Uno degli agenti principalmente implicati in questo processo flogistico è l’Herpes Simplex, lo stesso virus responsabile dell’Herpes genitale e labiale, il virus Herpes zoster (che provocano la varicella e il fuoco di Sant Antonio) e il virus Epstein-Barr, responsabile della mononucleosi, conosciuta anche come malattia del bacio.

Esistono, tuttavia, altri 3 tipi di cause classificabili in base al decorso del nervo in:

  • Intracraniche (in caso di meningiti, fratture della base cranica, neoplasie dell’angolo ponto-cerebellare…)
  • Intratemporali (in caso di otiti, carcinomi dell’orecchio medio, fratture della rocca petrosa…)
  • Extracraniche (in caso di ferite facciali, traumi, parotiti e la più comune da freddo).
 

I segni clinici della paralisi di Bell si sviluppano molto rapidamente, ed entro le 48 ore raggiungono il loro picco massimo che può variare da una lieve distorsione della mimica facciale a un vero e proprio distorsione del volto.

 

Il paziente lamenterà impossibilità a:

  • Corrugare la fronte;
  • A chiudere la palpebra (lagoftalmo);
  • Ad arricciare il naso;
  • A gonfiare le guance;
  • A fischiare.

 

Noterà un abbassamento dell’angolo della bocca dal lato interessato. Sarà presente, inoltre, il cosiddetto “fenomeno di Bell” (caratterizzato dalla rotazione del bulbo oculare verso l’alto quando si tenterà di chiudere l’occhio). La durata della patologia è molto soggettiva, oscilla dalle due settimane nei casi più fortunati fino ai 5 mesi per i più sfortunati. Ci sono alcuni casi in cui la paralisi può protrarsi anche oltre i 7 mesi. La fisioterapia per la paralisi di Bell spesso avviene in concomitanza a una copertura farmacologica di antivirali o di corticosteroidi. Si ritiene che i corticosteroidi abbiano un ruolo fondamentale nel limitare la progressione della malattia se presi entro i primi due giorni dall’esordio.

Il fisioterapista tratta questa condizione mediante l’utilizzo di:

  • Tecniche di facilitazioni manuali: si tratta di mobilizzazioni abbinate a movimenti attivi specifici allo scopo di stimolare il recupero del controllo neuromuscolare propriocettivo. Uno degli approcci più usati è quello della scuola Kabat. Le tecniche di facilitazione rappresentano l’intervento riabilitativo più remoto, e allo stesso tempo più applicato dai fisioterapisti, più richiesto dai medici e più effettuato dai pazienti, probabilmente perché è il più efficacie, il tutto abbinato a tecniche di emg di superficie con biofeedback. Mezzi ad alta tecnologia per ridurre il dolore, migliorare l’elasticità dei tessuti e controllare l’infiammazione. L’applicazione di questi device è utilizzata in diversi stadi della patologia, e la rispettiva modalità applicativa e il dosaggio varia da persona a persona;
  • Tecniche di taping neuromuscolare: al fine di dare uno stimolo continuo ai gruppi muscolari colpiti dalla paralisi nervosa. I tape è applicato sia durante la terapia per coadiuvare il lavoro terapeutico che dopo. Non è consigliata l’applicazione del tape per troppe ore al giorno al fine di non irritare la cute.

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Trattamento Consigliato

Polineuropatia

La polineuropatia è una condizione in cui coesistono più neuropatie contemporaneamente; può essere sensitiva, motoria o mista.

Tra le principali cause di polineuropatia acuta, meritano una citazione le malattie infettive come la difterite e le malattie autoimmuni come la sindrome di Guillan-Barrè; tra le tipiche cause di polineuropatia cronica, si segnala il diabete mellito.

I sintomi principali sono dolore e parestesie diffusi lungo i quattro arti.

Il trattamento è molto complesso e la fisioterapia deve essere affiancata da dei farmaci efficaci, infatti i comuni antidolorifici sono spesso privi di efficacia.

Tunnel carpale

E’ una patologia a carico del nervo mediano e dei tendini che passano all’interno di una zona stretta che si trova a livello del carpo della mano. Diverse sono le cause che provocano la compressione e/o l’irritazione del nervo mediano all’interno del tunnel carpale. Tra le quali:

  • Ispessimento del legamento trasverso del carpo.
  • Infiammazione, con edema, dei tendini dei muscoli flessori del carpo.
  • Lavori usuranti e ripetitivi che determinano la degenerazione ed usura delle strutture osteo-articolari e tendine locali.
  • Esiti di fratture del polso o del carpo.
  • L’insorgenza di neoformazioni quali lipomi o cisti locali.

 

I sintomi relativi alla sindrome del tunnel carpale sono per lo più di tipo radicolare, ovvero, relativi al nervo che ne è interessato e danno luogo a bruciore, formicolio, sensazione di addormentamento. La terapia è farmacologica e fisioterapica, ci si avvale infatti di farmaci antinfiammatori e corticosteroidi, mentre la fisioterapia prevede l’applicazione di terapie elettriche antidolorifiche locali, quali TENS, laserterapia, tecarterapia, rieducazione motoria al movimento bloccato dal dolore.

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Trattamento Consigliato

Tunnel tarsale

Come per la sindrome del tunnel carpale, anche nella sindrome del tunnel tarsale vi è un intrappolamento di un nervo nel passaggio osteofibroso. Il nervo incriminato è il nervo tibiale posteriore (branca del nervo sciatico) nel tunnel del tarso che è formato dal malleolo tibiale, il calcagno, l’astragalo ed il retinacolo dei flessori che forma il tetto. Questo tunnel dà passaggio ai tendini del flessore lungo dell’alluce, del flessore lungo delle dita, del muscolo tibiale posteriore, ai vasi ed al nervo tibiali posteriori. La sindrome del tunnel tarsale può verificarsi in seguito a un trauma, come una caduta o un urto. L’uso eccessivo dei muscoli e dei tendini che fanno flettere le dita dei piedi può essere considerato un fattore predisponente. Le cause che potrebbero portare alla compressione del nervo tibiale sono: ad esempio, delle complicazioni post-operatorie o esiti post traumatici a seguito di una distorsione di una caviglia che, producendo gonfiore, crea una compressione nella zona da trattare. Alcune patologie come l’artrite reumatoide o il diabete possono predisporre all’insorgenza della sindrome in questione. La difficoltà a diagnosticare un tunnel tarsale può essere dovuta alla vaghezza dei sintomi descritti dal paziente. Questa a sua volta può dipendere dalle diverse modalità con cui il nervo tibiale si divide e dal livello della compressione. Vi possono essere dolori, sensazione di bruciore o di scosse elettriche, e formicolio avvertiti mentre si cammina o si indossano alcuni tipi di scarpe, lungo la volta plantare, la parte mediale del calcagno o irradiati verso la parte distale e interna della gamba.

I sintomi peggiorano con l’attività e migliorano con il riposo. Essendo causata dalla compressione del nervo tibiale posteriore, questa può avvenire per varie cause:

  • Cisti tendinee;
  • Lipomi all’interno del tunnel;
  • Fratture vecchie o recenti di un osso che delinea il tunnel e altera la nuova conformazione;
  • Problemi biomeccanici della caviglia e del piede (esempio: piede piatto);
  • Altro (varici venose, esostosi, processi espansivi dei tessuti molli di origine infiammatoria o tumorale).

Attraverso dei test specifici il Fisiatra o un Fisioterapista specializzato saprà dirvi se il vostro disturbo è proprio la sindrome del tunnel tarsale. A supporto di questa diagnosi spesso lo specialista potrebbe consigliarvi di sottoporvi ad esami specifici come ad esempio lo studio della conduzione nervosa.

Qual è il trattamento per la sindrome del tunnel tarsale?

Molti pazienti iniziano a sentirsi meglio dopo un paio di settimane in seguito all’inizio del trattamento fisioterapico. Il tempo necessario al totale recupero dei movimenti dipende da una serie di fattori come l’età o la gravità della lesione. Il trattamento avrà lo scopo di:

  • Ridurre il dolore e l’infiammazione, Se necessario fornire consigli su specifiche calzature;
  • Rafforzare i muscoli che agiscono sul ginocchio, Rafforzare i polpacci, l’anca e i muscoli pelvici;
  • Riequilibrare le lunghezze muscolari, Migliorare la vostra propriocezione, l’agilità e l’equilibrio;
  • Ritornare a fare con sicurezza le azioni quotidiane come camminare, correre, accovacciarsi, saltare;
  • Ridurre al minimo le possibilità di provocare un nuovo infortunio.

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