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Area Neurologica

Patologie dell'area

Neurologica

Parkinson e Parkinsonismi
PCI (Paralisi Cerebrali Infantili)
Sclerosi Multipla
SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica)
TIA (Ischemia Transitoria)

Le patologie di interesse di quest’area sono imputabili ad un danno permanente del sistema nervoso centrale o periferico in base alla causa scatenante ed in base alla sede interessata. Infatti, possono essere intaccate aree della corteccia cerebrale e dell’encefalo in seguito a emorragie o ictus. Inoltre, possono essere lesionati i fasci nervosi deputati al trasporto delle informazioni nervose sensitive e motorie causate da una malattia demielinizzante o degenerativa a decorso cronico e progressivo.

ADHD

(Disturbo dell’Apprendimento)

ADHD è un acronimo, dall’inglese Attention Deficit and Hyperactivity Disorder.
Dall’italiano, può essere chiamato anche DDAI (disturbo da deficit di Attenzione/Iperattività).

È un disturbo del neurosviluppo che, stando alle stime, riguarda circa il 5% dei bambini e può manifestarsi in maniera molto differente a seconda del soggetto.

Possiamo identificare 3 tipologie di ADHD:

  • Disattenzione predominante. In alcuni bambini può essere più accentuato il deficit dell’attenzione, che compromette l’attività scolastica per la difficoltà a concentrarsi sullo studio o seguire le lezioni.
  • Iperattività predominante. In altri soggetti l’ADHD riguarda maggiormente l’iperattività e il comportamento impulsivo, che possono influire maggiormente nella condotta e nelle interazioni sociali.
  • Manifestazione combinata. In questo caso i sintomi di iperattività e mancanza di attenzione si presentano insieme.

Distrofia muscolare

La distrofia muscolare comprende un gruppo di gravi malattie neuromuscolari a carattere degenerativo. Sono determinate geneticamente, causano la perdita progressiva della muscolatura scheletrica e compromettono la mobilità, la respirazione e la funzionalità cardiaca.

Si stima che in Italia l’1% della popolazione ne sia affetto (circa il 10% di tutti gli ammalati neurologici), il 40% dei bambini a lungo termine diventa dipendente dalla sedia a rotelle.

Le forme più diffuse di distrofia muscolare sono:

  • La distrofia di Duchenne;
  • La distrofia di Becker.

Sono entrambe causate da una mutazione genetica nel gene della distrofina (una proteina di grandi dimensioni contenuta nella membrana della fibra muscolare) che svolge sia funzioni di stabilizzazione che di organizzazione della membrana stessa.

Esistono altre forme di distrofie ed attualmente la ricerca ha individuato circa trenta malattie di origine genetica riconducibili alla distrofia stessa che si differenziano fra loro per sintomi, gravità e incidenza sulla popolazione.

Il decorso della malattia risulta differente per ogni paziente.

Disturbi dello spettro autistico

I disturbi dello spettro autistico compromettono le capacità di comunicazione ed interazione sociale. Generalmente si presentano nei primi anni di vita e spesso sono accompagnati da un certo grado di ritardo mentale.

Le compromissioni qualitative di queste condizioni, essendo anomale rispetto al livello medio di sviluppo o all’età mentale del bambino, si manifestano con:

  • Diversa percezione dei movimenti, del linguaggio o degli oggetti;
  • Ripetitiva fissazione per interessi particolari o ristretti in modo anormale nella durata o nell’intensità;
  • Inusuale reattività agli stimoli sensoriali;
  • Interesse per particolari dettagli dell’ambiente.

 

La sindrome autistica è caratterizzata quindi dalla presenza di deficit specifici che riguardano le seguenti abilità:

  • La teoria della mente;
  • La metarappresentazione;
  • La percezione e l’espressione delle emozioni;
  • L’attenzione condivisa;
  • L’orientamento sensoriale;
  • L’imitazione;
  • Il gioco simbolico;
  • La comunicazione ed il linguaggio;
  • L’attaccamento;
  • Il comportamento intenzionale o finalistico.

Esiti di emorragie cerebrali traumatiche

La cefalea è una tra le più frequenti patologie del sistema nervoso. I tipi più frequenti sono la cefalea di tipo tensivo, l’emicrania, la cefalea a grappolo e le cefalee croniche. In tutta Europa la cefalea continua ad essere sottostimata, spesso rimane non diagnosticata e non trattata. In termini di fondi e ricerca, malgrado la sua alta prevalenza, la cefalea è tutt’ora trascurata. La cefalea è caratterizzata non solo da dolore ma anche da una grave disabilità. In tutto il mondo, la WHO (World Health Organization) ha stabilito che l’emicrania da sola è al 19° posto tra le causa di disabilità. Il mal di testa (o cefalea, in termini medici) è una delle patologie più frequenti del genere umano ma nonostante ciò è spesso misconosciuta dal paziente, mal diagnosticata dal medico e, conseguentemente, non debitamente curata. Spesso la cefalea genera nel paziente timori di gravi malattie. La diagnosi esatta del tipo di cefalea di cui soffre un soggetto è un essenziale per poter instaurare una terapia corretta. Pochi sanno che la diagnosi è puramente clinica. In altri termini, dopo che il paziente sia stato sottoposto ad un esame medico di tipo generale e ad un esame neurologico, solo il colloquio attento ed approfondito consentirà di ricostruire le caratteristiche specifiche di un certo tipo di cefalea.

Tra le cefalee primarie distinguiamo poi:

  • Emicrania
  • Cefalea muscolo-tensiva
  • Cefalea a grappolo
  • Altre cefalee

La cefalea colpisce in modo prevalente le donne, fino a 2-3 volte di più rispetto agli uomini; per quanto riguarda le differenze di razza si rileva che in Europa è più diffusa la cefalea di tipo tensivo, rispetto per esempio ad Asia ed Africa.

Emicrania

L’emicrania è un disturbo ricorrente la cui durata cade di norma nell’intervallo fra le 4 e le 72 ore (3 giorni); è più diffuso nel sesso femminile ed in genere si manifesta nell’età giovane-adulta.

I sintomi dell’emicrania sono:

  • Dolore di norma pulsante su un unico lato, che peggiora con la normale attività fisica associata ai movimenti quotidiani
  • Fastidio indotto da suoni o luce. La diagnosi di emicrania viene fatta sulla base di 5 criteri che devono essere tutti soddisfatti: il mal di testa dura da 4 a 72 ore.

 

Si presenta con almeno 2 delle seguenti caratteristiche:

  • Presenza su un solo lato della testa
  • Dolore pulsante
  • Intensità da moderata a severa
  • Peggioramento con le normali attività di routine (chinarsi, fare le scale, fare piccoli sforzi, …)
  • Disturbo dato da luce/rumori
  • I sintomi non possono essere ricondotti ad altre malattie
  • Devono essere stati vissuti almeno 5 attacchi caratterizzati dai criteri 1 e 3

 

Cefalea di Tipo Tensivo

La cefalea di tipo tensivo, distinta in forma episodica (< 15 giorni/mese) e cronica (>15 giorni/mese), è certamente la cefalea più diffusa. Colpisce prevalentemente il sesso femminile con una insorgenza solitamente intorno ai 30 anni. E’ caratterizzata da episodi di cefalea di durata variabile da minuti a vari giorni. Il dolore è tipicamente compressivo-costrittivo (“come una morsa, come un peso”), bilaterale (spesso con distribuzione a “fascia” o a “casco”) Sia la forma episodica che la forma cronica possono essere associate o meno a contrazione muscolare dei muscoli pericranici, evidenziabile da una aumentata dolorabilità con manovre o strumenti specifici. Numerosi fattori organici o funzionali possono condizionare la comparsa della cefalea di tipo tensivo quali fattori psicogeni, osteoarticolari, muscolari, masticatori, nonchè l’abuso di farmaci. I fattori scatenanti più frequenti sono la tensione nervosa, lo stress, l’affaticamento mentale. Pertanto gli individui maggiormente a rischio risultano essere coloro (studenti, insegnanti, addetti al computer, sarti, ecc.) costretti al mantenimento di particolari posizioni corporee e con simultaneo impegno mentale. La cefalea di tipo tensivo può associarsi frequentemente all’emicrania, configurando il quadro di emicrania con cefalea intervallare. Tale evenienza si verifica per lo più in pazienti con emicrania senza aura con lunga storia di malattia, alta frequenza di attacchi e tendenza all’abuso di analgesici.

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Visita Fisiatrica

Protocollo

Medicina Fisica

Trattamento Consigliato

Esiti di ictus

L’ictus cerebrale è un evento causato dall’ostruzione o dalla rottura di un vaso sanguigno nel cervello che causa ingenti danni alle cellule cerebrali dovuti alla mancanza di ossigeno o alla compressione provocata dall’emorragia.

La caratteristica principale dell’ictus è la comparsa improvvisa di parestesie o mancanza di forza ad un emilato o ad un arto, possono comparire anche disturbi del linguaggio e della vista, disfagie e problemi cognitivi.

In Italia l’ictus è la terza causa di morte e la prima causa assoluta di disabilità; l’incidenza è direttamente proporzionale all’età, è bassa fino ai 40 anni e poi aumenta gradualmente raggiungendo il picco dopo i 70.

La fisioterapia post ictus è mirata a potenziare il più possibile le capacità residue del paziente e renderlo più autonomo possibile per garantirgli la migliore qualità di vita possibile.

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Trattamento Consigliato

Parkinson

(e Parkinsionismi)

Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa, ad evoluzione lenta e progressiva, che coinvolge principalmente il controllo dei movimenti e dell’equilibrio.

I principali sintomi motori della malattia di Parkinson sono il tremore a riposo, la rigidità, la bradicinesia (lentezza dei movimenti automatici) e, in una fase più avanzata, l’instabilità posturale (perdita di equilibrio).

In questa patologia, la riabilitazione è intesa per ottenere un costante e sistematico riallenamento al movimento, combattendo i sintomi presenti e rallentando sempre più il decorso della patologia.

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Trattamento Consigliato

PCI

Paralisi Cerebrali Infantili

PCI (acronimo di Paralisi Cerebrale Infantile) è un insieme di disfunzioni che colpiscono le comunicazioni tra cervello e muscoli.

Provoca gravi limitazioni nella capacità di muoversi in modo coordinato e intenzionale per via delle alterazioni del tono muscolare, dei movimenti e delle abilità motorie. Può coinvolgere la respirazione, la funzione intestinale e della vescica, l’alimentazione ed il linguaggio. Il bambino affetto da paralisi cerebrale infantile presenterà difficoltà nel raccogliere le informazioni sensoriali (dalla vista, dal tatto, dall’udito) ed interpretarle durante l’esperienza. Molto frequentemente si associano altri fattori, epilessia, deficit intellettivo, disturbi del linguaggio, disturbi della deglutizione, alterazioni del controllo degli sfinteri. Le manifestazioni della paralisi cerebrale infantile sono numerose e variano molto da un bambino all’altro, dalla sofferenza di debolezza muscolare e difficoltà nel controllo dei movimenti alla spasticità dei muscoli, delle braccia o delle gambe.

I bambini con paralisi cerebrale infantile spesso manifestano:

  • Ipotonia muscolare (i muscoli che sono deboli);
  • Spasticità muscolare (paraplegia, tetraplegia, emiplegia);
  • Andatura difficoltosa (in genere è sulle punte dei piedi);
  • Movimenti involontari e tremori;
  • Atassia (difficoltà nel coordinamento dei movimenti, andatura);
  • Disfagia (difficoltà nella deglutizione, );
  • Problemi di visione, di udito e di parola;
  • Ritardo nello sviluppo psicomotorio (primi passi, prime parole…);
  • Disturbi mentali e difficoltà di apprendimento;
  • Incontinenza urinaria.

Sclerosi multipla

La sclerosi multipla è una patologia infiammatoria demielinizzante che colpisce il sistema nervoso centrale. La perdita della mielina prova un rallentamento di conduzione degli impulsi da parte dei nervi; la causa è ancora sconosciuta.

I sintomi possono essere lievi come l’intorpidimento degli arti oppure più gravi come a perdita della vista; il progresso e la gravità dei sintomi di questa patologia non è prevedibile e varia da persona a persona.

In ogni caso è una patologia degenerativa che tende a peggiorare fino a limitare gravemente la vita di chi ne è afflitto.

Non esistendo una cura efficace, la fisioterapia è l’unico strumento a disposizione per rallentare il più possibile il decorso della patologia.

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Trattamento Consigliato

SLA

Sclerosi Laterale Amiotrofica

La Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), è una malattia neurodegenerativa progressiva dell’età adulta che conduce alla paralisi dei muscoli volontari fino a coinvolgere quelli respiratori.

La SLA colpisce solitamente persone di età compresa tra i 40 e i 70 anni e si stima che in Italia siano presenti più di 6000 persone affette da questa patologia.

L’aspettativa di vita dopo la diagnosi è in media di 3-5 anni anche se qualche paziente vive anche più di dieci anni dopo la diagnosi.

La fisioterapia è utile per mantenere le capacità motorie il più a lungo possibile e successivamente evitare i danni che l’immobilizzazione provoca al corpo.

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Trattamento Consigliato

TIA

Ischemia Transitoria

Un attacco ischemico transitorio (TIA: Transient Ischemic Attack) è una temporanea interruzione o riduzione dell’afflusso del sangue al cervello. Può durare pochi minuti e generalmente non provoca danni permanenti. Si verifica quando il passaggio nelle arterie è ostacolato. L’ostruzione può dipendere da un piccolo grumo solido di sangue oppure da un restringimento dei vasi sanguigni. Se si protrae oltre le 24 ore è definito ictus. Si manifesta con difficoltà a parlare e comprendere, improvvisa debolezza, paralisi facciale o degli arti, vertigini. Si tratta quindi di sintomi simili a quelli dell’ictus, ma temporanei e per questo motivo un TIA viene anche definito mini-ictus. Va considerato come un importante campanello di allarme perché in media, una persona su tre, ha un ictus entro un anno.

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