Area Reumatologica - Riabilia
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Area Reumatologica

Patologie dell'area

Reumatologica

Comprende la vasta gamma di patologie reumatiche la cui comparsa è imputabile ad un alterato funzionamento del sistema immunitario su base genetica e/o idiopatica. Molto spesso queste patologie rientrano in un quadro sintomatologico molto più vasto della sola manifestazione clinica locale per cui si richiede il trattamento conservativo. E’ bene, per ciò, eseguire approfondimenti diagnostici e specialistici per ogni singolo caso.

Algodistrofia

L’algodistrofia è una malattia rara loco-regionale, multisintomatica e multisistemica le cui cause sono per lo più sconosciute e che colpisce in maniera pressoché esclusiva il tratto mano-spalla e i piedi.

I sintomi principali possono comparire da pochi giorni a oltre un mese da un trauma e sono dolore urente associato ad edema, iperalgesia e allodinia, arrossamento, cambiamento della temperatura e alterazioni della funzione sudomotoria.

Sembra che le donne siano affette da questa patologia 3 volte più degli uomini e l’età media di insorgenza sia tra i 30 e i 60 anni.

Il dolore è il sintomo dominante e l’obiettivo delle terapie è quello di ridurlo. Purtroppo, antidolorifici e antinfiammatori classici, così come i cortisonici, hanno un effetto modesto e transitorio sui sintomi dell’algodistrofia. La fisioterapia può avere un ruolo importante per evitare un danno funzionale permanente, ma va iniziata in una fase di malattia in cui la sintomatologia dolorosa del paziente consente di tollerarla.

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Artrite reumatoide

L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica sistemica che colpisce le articolazioni sia piccole che grandi provocando rigidità mattutina, dolore, tumefazione e deformità articolari. Può coinvolgere anche altri organi e apparati come il polmone, le sierose, l’occhio, la cute e i vasi. Interessa soprattutto le donne tra i 40 e i 50 anni.

Non esiste una causa specifica ma sembra che i fattori ambientali giochino un ruolo determinante; le articolazioni più colpite sono quelle delle mani e dei piedi.

La diagnosi viene effettuata tramite esame fisico ed analisi del sangue.

Il trattamento è basato su farmaci immunosoppressori e fisioterapia.

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Fibromialgia

La fibromialgia è una patologia caratterizzata da diffuso dolore muscoloscheletrico accompagnato da affaticamento, disturbi del sonno, perdita di memoria e problemi di umore. Alcune persone segnalano di soffrire anche della sindrome delle gambe senza riposo o di problemi intestinali o vescicali, intorpidimento, formicolio generico e sensibilità al rumore, alle luci o alla temperatura. Il termine “fibromialgia” significa dolore (algos) proveniente dai muscoli (myo) e dai tessuti fibrosi (fibro), come tendini e legamenti. La fibromialgia è, quindi, una malattia reumatica che colpisce l’apparato muscolo-scheletrico, caratterizzandosi per la presenza di:

  • Dolore cronico e diffuso;
  • Aumento della tensione muscolare;
  • Rigidità in numerose sedi dell’apparato locomotore;
  • Astenia (affaticamento cronico e stanchezza debilitante);
  • Disturbi dell’umore e del sonno;
  • Sindrome del colon irritabile.


I sintomi a volte iniziano dopo un trauma fisico, un intervento chirurgico, un’infezione o uno stress psicologico significativo. In altri casi, i sintomi si accumulano gradualmente nel tempo senza alcun singolo evento scatenante. La causa esatta all’origine della fibromialgia non è nota, ma si ritiene possano essere coinvolti diversi fattori (biochimici, genetici, neurochimici, ambientali, ormonali, psicologici ecc.). La diagnosi di fibromialgia prevede la persistenza di dolore diffuso in sedi corporee simmetriche da almeno tre mesi, associato alla positività di almeno 11 dei 18 punti sensibili. È però necessario accertarsi che il dolore non sia associato a nessun’altra patologia sottostante, per cui si possono prescrivere analisi per escludere la presenza di altre malattie, tra cui esami ematici completi che valutino anche il quadro autoimmune.

La complessità della sintomatologia della Fibromialgia (FM) richiede un trattamento multi- o interdisciplinare nel quale la terapia farmacologica sia affiancata dall’educazione del paziente, dalla terapia cognitivo-comportamentale e dalla riabilitazione. La riabilitazione in corso di FM è ritenuta utile nelle linee guida dell’American Pain Society (2006-2008) e dall’Association of the Scientific Medical Societies in Germany (2008), che assegnano un alto livello di raccomandazione all’esercizio fisico aerobico nell’ambito di un trattamento multidisciplinare. L’esercizio fisico è di basilare importanza per interrompere il circolo vizioso dolore-inattività-dolore, che porta il paziente con FM a evitare di muoversi per non aggravare il dolore. L’immobilità, infatti, determina ipotrofia muscolare, con peggioramento della forma fisica e depressione, che, a loro volta, aggravano la sintomatologia dolorosa durante il movimento. Pertanto gli obiettivi dell’esercizio fisico sono il miglioramento della forma fisica e del tono dell’umore e la riduzione dell’affaticabilità. Per evitare che l’attività fisica aggravi i sintomi del paziente con FM, in particolare il dolore e affinché non si abbiano drop-out dai protocolli di esercizio (riportati di frequente), è consigliabile seguire le raccomandazioni riguardanti l’effettuazione degli esercizi aerobici e di rinforzo muscolare stilate nel 2008 dall’Ottawa Panel: individualizzare il regime dell’esercizio, iniziandolo sotto soglia rispetto alle capacità fisiche del paziente e aumentarne gradualmente l’intensità fino a una intensità moderata; non raggiungere il limite di affaticabilità; istruire il paziente sul possibile incremento del dolore e della stanchezza, e rassicurarlo sulla breve durata della riacutizzazione; in caso di evento avverso, ridurre l’intensità degli esercizi fino alla scomparsa dell’evento.


Sacroileite

Come avrai già letto in altri articoli, la desinenza –ite nel linguaggio medico indica uno stato infiammatorio e in questo caso questa infiammazione riguarda l’articolazione sacro iliaca. La sacroileite può riguardare entrambi le articolazioni di destra e di sinistra (bilaterale) oppure una sola (unilaterale). Una condizione comune a molte persone che causa circa il 25-30% dei casi di mal di schiena nella parte lombare della colonna vertebrale. Il dolore sacro iliaco è un dolore nella parte bassa della schiena, all’altezza del bacino, che incrementa con il movimento, la palpazione, il fare attività in cui si flette anche leggermente la colonna vertebrale, o il mantenimento di una posizione seduta per troppo tempo.. Dolore localizzato usualmente ai lati del sacro; spesso è riferito come dolore lombare, ai glutei o in corrispondenza della parte superiore e posteriore delle cosce. Le cause della sacroileite possono essere diverse, per questo motivo infatti si parla di “eziologia multifattoriale”, e non può essere formulata una prognosi unica per tutte le sacroileiti, ma ogni persona ha una prognosi a sé.

In generale, però, possiamo raggruppare i motivi in tre grandi gruppi:

  • Cause reumatologiche – artrite reumatoide, osteoartrite, spondilite anchilosante, artrite psoriasica.
  • Meccanici – legati al malfunzionamento dei muscoli, creando iper-sollecitazione all’articolazione; una lesione traumatica, ovvero un impatto improvviso come una caduta o un incidente stradale, che può danneggiare l’articolazione sacro-iliaca; La gravidanza è un ulteriore motivo che potrebbe portare a sacroileite.
  • Riflessi dai visceri – causa non è frequentissima e deriva dal riflesso di problemi viscerali, ovvero problemi legati principalmente a intestino e ovaio, a seguito di infezioni, come può essere l’infezione delle vie urinarie.

 

Esistono dei fattori che aumentano la probabilità di infiammazione all’articolazione sacro-iliaca. Quali: storia di infezioni articolari o cutanee, lesioni o traumi alla colonna vertebrale, bacino o glutei, endocardite .

Il trattamento della sacroileite può essere di due tipi:

  • Conservativo – Terapie manuali, esercizi muscolari, ad hoc per allungare i muscoli retratti, terapie fisiche, quali magneto, laser ad alta potenza.
  • Chirurgico – In rari e particolari casi si ricorre alla chirurgia, ma questa è altamente sconsigliata poiché si tratta di un’operazione complessa che comporta un’alterazione dei meccanismi biomeccanici articolari della zona lombosacrale e delle articolazioni del bacino. L’intervento chirurgico, in questo caso, consiste nel bloccare l’articolazione e si basa sul fatto che, abolendo il movimento dell’articolazione, di conseguenza scompare anche il dolore che ne deriva. Recentemente l’intervento può essere eseguito anche con tecnica mini-invasiva che consiste nel posizionare tre barrette di titanio, attraverso l’articolazione stessa, con delle sole mini-incisioni.
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